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Il cloud di Amazon è vulnerabile

Il cloud di Amazon è vulnerabile agli attacchi, ma questa volta la colpa non è da imputare al gestore ma alla negligenza degli utenti.

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Il servizio “Cloud Amazon S3” sembra non essere sicuro anzi sembra essere vulnerabile ad ogni tipo di attacco, ma questa volta la colpa non è da attribuire al gestore ma alla negligenza degli utenti. A dirlo è Will Vandevanter, ricercatore di sicurezza, il quale ha identificato un bug nel servizio Amazon S3.

Il bug di sicurezza è il seguente: “se non rinforzati con le opportune limitazioni d’accesso, i server cloud di Amazon mettono in mostra ogni genere di dati o informazioni riservate.” Il ricercatore ha trovato 1951 profili aperti all’accesso pubblico generando un lista di 126 miliardi di file, di cui 40mila disponibili per il download.

Il ricercatore è riuscito a mettere le mani su i dati appartenenti a social network, gli archivi di rivenditori di automobili, fogli di calcolo, backup di database non cifrati, codice sorgente di software. Tutti dati sensibili e questo preoccupa molto gli utenti utilizzatori del servizio.

La colpa però non è da attribuire ad Amazon, il quale mette a disposizione tutti gli strumenti per salvaguardare la privacy, ma è degli utenti i quali danno poca importanza alla policy di sicurezza.

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Amazon: il prezzo è sbagliato e l’ordine è annullato, si scatena la polemica sul web

Se ieri sei stato su Amazon.it sicuramente avrai notato il seguente annuncio: “Asus ET2012AUKB, All-in-One PC, Monitor LED 20 Pollici, Processore AMD E-Series 1.65 GHz, RAM 4 GB, HDD 500 GB, Digital TV Tuner, WebCam, Windows 8″, prezzo di vendita 26,17€ invece di 499€.

Naturalmente si è scatenato subito il passaparola su Amazon e tutti sono andati a comprare questo computer che aveva un prezzo “speciale”.  Tutti coloro che hanno acquistato questo computer, il giorno dopo, hanno ricevuto la seguente email:

“Gentile Cliente,

Ti scriviamo in merito al seguente articolo incluso nel tuo recente ordine numero [numero dell'ordine] per informarti che è stato annullato:

Asus ET2012AUKB, All-in-One PC, Monitor LED 20 Pollici, Processore AMD E-Series 1.65 GHz,  RAM 4 GB, HDD 500 GB, Digital TV Tuner,  WebCam, Windows 8, Colore Nero (Asin: B00APKE1I2)

 Il prezzo dell’articolo indicato sul sito era erroneo, pertanto, non abbiamo potuto dare corso alla tua richiesta.  Se volessi riacquistare l’articolo al prezzo corrente, ti invitiamo a effettuare nuovamente l’ordine sul nostro sito.

Siamo spiacenti per l’inconveniente e i disagi arrecati.”

Il prodotto viene fatto sparire per poi essere riproposto in listino al prezzo di 646€ (invece dei 499€).

Problema etico? Problema legale? Sicuramente un brutto colpo per Amazon.

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L’uragano Sandy può mettere offline il WEB

In queste ore tutti gli Stati Uniti, in particolare i cittadini di New York, sono con il fiato sospeso per l’arrivo dell’uragano Sandy (ore 18 italiane) che nelle ultime ore è diventato ancora più grosso e non promette niente di buono.

L’uragano Sandy potrebbe essere una catastrofe anche il per il web, infatti nel suo tragitto c’è anche la Virginia lo stato dove risiedono la maggioranza dei DataCenter che sono la spina dorsale del Cloud Web. Ma che cosa è un DataCenter? Un DataCenter è un luogo dove vengono fisicamente stoccati i dati e le informazioni necessarie a far funzionare servizi web e i dati che noi utenti archiviamo sul Cloud.

A rischio sono Google, Rackspace, Apple e in particolare Amazon. Su Amazon si stima che sia stoccato l’1% dell’intera rete. Questi DataCenter sono a rischio innondazione, che potrebbe mettere ko l’intera server farm, e blackout. E’ vero che i grossi DataCenter hanno dei sistemi di backup per mantenere in piedi tutti i servizi, ma questa volta potrebbero non bastare.

I servizi Web a rischio sono Netflix, Instagram, Reddit e Pinterest. Certo rispetto a quello che potrebbe succedere nel “mondo reale” rimanere senza Instagram non è un problema…ma rimanere senze Rete (in un mondo dove ormai si fa tutto con la Rete) potrebbe diventarlo.

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Brevetti, denunciati tutti i colossi IT

PersonalWeb ci riprova e denuncia per violazione di brevetti i colossi IT. Le aziende chiamate in causa sono Apple, Microsoft, Facebook e Yahoo.

PersonalWeb non è nuova a queste azioni, infatti qualche anno fa aveva già denunciato Google, Amazon e HP ma chi c’è dietro questa sconosciuta azienda che si permette di attaccare i giganti del mondo IT ? Kevin Bermeister e Michael Weiss, loro sono i fondatori i quali recriminano ai Grandi di aver violato i più disparati brevetti (alla ricerca online allo storage di file).

Apple è stata denunciata perché sembra che usi per le sue piattaforme di iTunes e iCloud dei brevetti per lo storage di file. La cosa che non torna agli addetti ai lavori è che PersonalWeb per effettuare queste denunce ha chiamato in causa il suo servizio di hosting Rackspace, e pure Rackspace Cloud Servers, servizio di Rackspace stessa.

Questi giri strani hanno portato gli osservatori più attenti a definire la PersonalWeb come il troll (si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. cit. Wikipedia) dei brevetti.

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L’Iphone 5 arriva il 12 settembre

La data tanto attesa dai fan della Mela è arrivata, l’uscita del nuovo Iphone sarà il 12 settembre. L’evento è stato comunicato tramite il seguente invito: “It’s almost here“, sotto un gigantesco 12 la cui ombra proietta un 5.

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Il nuovo Iphone, almeno da quello che dicono a Cupertino, sarà una vera rivoluzione tecnologica sarà più potente e avrà qualche feature stuzzicante. La domanda è sempre la stessa, sarà meglio o sarà peggio dei precedenti ? Solo il tempo potrà dirlo, per adesso alcune indiscrezioni dicono che avrà uno schermo più grande rispetto al precedente, utilizzo di nuovi materiali e degli attacchi per cuffie e alimentatore diversi rispetto al passato.

Apple non è l’unica a lanciare nuovi dispositivi nel mese di settembre, infatti anche Nokia presenterà il suo nuovo dispositivo (5 settembre) e l’Asus presenterà il suo Nexus 7 (sempre il 5 settembre).

Chi vincerà ?

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Craccato iCloud

iCloud è stato craccato e a dirlo è la vittima di questa azione di hacking, Mat Honan, il quale dice tutto su Wired dove spiega come sono andate effittivamente le cose. L’articolo lo trovate a questo link.

Il problema di hacking, secondo Honan, non l’ha avuto solamente Apple ma anche Amazon. Honan parla di “un caso di hacking che è scaturito dall’abuso dei meccanismi di recupero account tramite supporto tecnico (dal vivo) di Amazon e Apple“. Secondo Honan nel primo caso Amazon ha dato la possibilità al cracker di visualizzare le ultime quattro cifre della carta di credito, mentre nel caso di Apple ha preso per buone le quattro cifre della carta e gli ha dato la possibilità di avere pieno accesso a iCloud.

Apple ha risposto nella seguente maniera: “Apple prende la privacy dei clienti molto sul serio: il supporto di Cupertino richiede verifiche multiple per la verifica prima di un reset, nel caso specifico il problema è scaturito dall’acquisizione di informazioni personali e il personale supporto non ha seguito alla lettera le policy interne come avrebbe dovuto.

Nel caso Apple il problema non è tanto nei Sistemi Informativi ma nel fattore umano.

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RIM l’inizio della fine

RIM, la società canadese che ha portato il BlackBerry nei nostri uffici e case, non ce la fa più e decide di mollare il colpo.

RIM decide di vendere il dipartimento che produce l’Hardware e Software per il BlackBerry, i possibili acquirenti sono Facebook e Amazon. Questo divisione sembra essere un tentativo estremo per evitare il fallimento che è sempre più vicino alla società canadese. Altra soluzione che si è presentata era l’acquisizione totale da parte di Microsoft.

Tutte queste soluzioni però non hanno evitato, dopo il tonfo di 125 milioni nel primo trimestre 2012, i numerosi licenziamenti. Il BlackBerry ha subito la forte concorrenza di Apple e Android, ma la colpa grossa “forse” è stata quella di non aggiornarsi per stare dietro ai suoi due più grandi competitor.

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Google Drive, anche BigG va sulla nuvola

L’incubazione è stata lunga, ma finalmente anche Google si lancia nel business del Cloud e lo fa con Google Drive.

Google Drive è un Cloud storage che offre ai propri utenti 5 GB di spazio dove è possibile archiviare qualsiasi tipo di documento. Inoltre è possibile vedere questi documenti via web anche da dispositivi che non hanno l’apposita applicazione.

Google, che in teoria dovrebbe essere il capostipite del Cloud, arriva per ultimo sul mercato rispetto ai suoi concorrenti: Amazon con Cloud Drive, Apple con iCloud e Microsoft con SkyDrive.

Naturalmente Google Drive si integra perfettamente con “l’ecosistema” di Google, infatti se vogliamo mandare un file con Gmail non dovremmo più allegare il file ma basterà copia l’url direttamente.

L’app di Google Drive è stata rilasciata anche per Apple, anche se sarà dura che un Apple user lasci iCloud per approdare “in terra straniera”.

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Greenpeace punta il dito contro il Cloud che inquina

Greenpeace punta il dito contro Apple, Amazone, Oracle e Twitter rei di produrre Cloud inquinante o come hanno dichiarato gli attivisti di Greenpeace di sfruttare “forme d’energia del 19esimo secolo per alimentare la nuvola del 21esimo”.

Apple si difende dicendo che il suo iCloud è il più ecologico che c’è in circolazione!! L’accusa vera e propria è quella di utilizzare forme di energia non rinnovabile per alimentare i giganteschi datacenter sparsi per il mondo che servono a gestire la “Nuvola” del 21esimo secolo.

Gli attivisti di Greenpeace dichiarano: “È un problema crescente. Se la nuvola fosse una nazione, arriverebbe dritta al quinto posto nel mondo per consumo d’elettricità. La domanda energetica globale arriverà a triplicare nell’anno 2020″.

Anche Twitter esce con le “ossa rotte” dalla valutazione, infatti ha ricevuto delle valutazioni scarse nei settori trasparenza, infrastruttura e rinnovabile. Le prime della classe invece sono DELL e Google.

Apple invece contesta il risultato ribadendo che il suo iCloud è il più “green” che ci sia in circolazione, visto che il 60% dell’energia che serve per alimentare i suoi Datacenter è rinnovabile.

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Natale 2011…. Ipad 2 rischia la crisi !!!!

Ci siamo mancano 43 giorni al Natale, ma lo shopping natalizio sembra essere iniziato. I “bambini” tra i 30 e i 50 anni hanno già scritto la loro letterina e sembra che la parola più in voga questo natale sarà Amazon Kindle Fire. Infatti sembra che l’ultimo prodotto di casa Amazon possa mettere seriamente in crisi le vendite del più famoso Apple Ipad2.

Qui di seguito riporto un articolo interessante dove spiega in dettaglio quanto detto.

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